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domenica 19 aprile 2015

Buon compleanno mamma Roma!

to è il motorino, da me fotografato, che due giorni fa, se ne stava a Villa Aldobrandini chiusa al pubblico...
Siccome io, ed è dir poco, Roma la amo tutta quanta, nel bel sole sciolto delle mattinate primaverili e anche quando grigio, in cielo, si stende il manto di Giove pluvio, voglio, in anticipo augurarle buon compleanno per il 21 aprile prossimo venturo. Buon compleanno, mamma Roma… E mordo la lingua e le parole restano nella penna perché vorrei elencarle tutte le magagne che affliggono, per colpa degli amministratori che non amministrano un bel nulla (e che, mi pare, odiano la bellezza…), la nostra Città Eterna. Una, per tutte, la Villa Aldobrandini che era ed è un cespuglio d’alberi e di verde proprio sul cucuzzolo di Via Nazionale, dove i monticiani andavano alla domenica a far quelle sante chiacchiere che sono il sale della vita. Ora, non si sa neanche perché (visto che di lavori non se ne sono visti mai e non c’è neppure un cartello a spiegare il percome della chiusura) è sprangata da mesi. O meglio, alcuni entrano; ad esempio i cialtroni che ho visto con gli occhi miei ben aperti, scavalcare il cancello con tante bottiglie di birra al seguito oppure un  qualcuno che, proprio l’altro ieri, ha parcheggiato dentro un motorino, lasciando sul gradino due caschetti ad aspettare… Mi chiedo, chi era quel figliol dell’oca bianca che, solo soletto, aveva le chiavi della villa? Mi chiedo, perché si consentono queste cose? Non sono forse cose degne di una monarchia assoluta? Allora, e sparo, erano meglio i Borbone! E pure gli Aldobrandini che almeno la loro villa sullo scivolo dei Monti se la tenevan cara e la curavano come io curo i fiori sul mio balconcino? Ma sono domande al vento, che si sciolgono nel nulla di Marino, in questa Roma smangiata dal degrado che mi fa pianger cuore e anima ogni volta che scendo anche solo a buttar la spazzatura. E la finisco qui, nel mio pianto antico, in questa domenica che pure mi regala ore di quiete e ora, appunto, le metto tutte in un fagottino rosa e le spedisco a chi so io e anche a voi, se lo vorrete…

martedì 14 aprile 2015

Un amico per la via

bennibag verde speranza
Capita, a volte, per le strade del caso divino (che son le strade mie) di far incontri numinosi, angeli e arcangeli che indicano a lume acceso la via, e anche di trovar antichi amici scrittori per il sentiero, i quali, chissà perché (o forse il perché è scritto in una certa dittatura culturale che da sempre respiro nel Paese), non si è conosciuti mai. Tutto ciò premesso e andiamo avanti, vi voglio scrivere, in questo breve post con l’anima ancora parigina nel ricordo e nel rimpianto per il lì alato e il qui privo di sogno, di un certo Alfredo Panzini, riminese, che, ne sono quasi certa, non avete sentito nominare mai. E che gran peccato! E’, il Panzini, scrittore di razza, uno di quelli che ti accompagna per mano da un capo all’altro di una storia che è piccola e grande insieme, scrittore che dosa le parole e le infila una accanto all’altra senza sbavature.  Vi consiglio, allora, se ne avrete la curiosità, di leggere, magari sull’ebook (perché non tutti hanno, come me, la sorte di avere per amico un certo Giampiero che vende i suoi “libridieri”http://www.libridiieri.it/ anche su internet e che mi ha regalato, bontà sua, una bella edizione del Panzini della Omnibus Mondadori), ad esempio, “Piccole storie del mondo grande”, dove tra tutti e tanti bei racconti, mi piace ricordare “Nella terra di santi e di poeti” che è un storiella in bicicletta tra le beltà marchigiane. A Recanati, via a cercar le orme di Leopardi e a Tolentino quelle di Napoleone. Insomma, sarà che per via della Dolores, io mi sento nel sangue un poco marchigiana, sarà perché il tono è quello giusto del sereno girovagare, sarà per la bravura innata che si mastica nella collana di parole, sarà per tutte queste ragioni e altre che non dico, ma questo filo di parole io lo tengo vivo nel cuore perché c’è, in esso, garbo, divertimento, ironia, c’è il viaggio come deve essere e c’è l’Italia piccola e antica che amo. 

giovedì 9 aprile 2015

L'ovo di Piero


In questa Pasqua, mia, tutta parigina, nel quartiere latino apparecchiato di libri, rose e giardini, ho avuto agio di osservar bene, e con il terzo occhio ben aperto, i nostri cugini francesi e mentre, nella malinconia, mi accorgo che loro – e noi non più – tengono alta la bandiera della patria loro e non c’è verso di fargli tirar fuori una parola sola in inglese, noi, sprofondati nel mondo all’incontrario, andiam ciechi incontro alla rovina.
I francesi, no, neanche per niente. Non c’è Charlie Hebdo a spaventarli, essi resistono, con le radici ben ferme nella tradizione loro di baguette e camembert. Dovremmo prendere esempio, noialtri italiani, da loro che han saputo far di poco (al nostro confronto, si può dire senza tema…) molto e di più. E proprio a questo piccolo ma grande proposito, vi voglio raccontare, ma se non vi va potete cliccar quel che volete, che, prima di Parigi, mi sono fermata a Milano. E lì, dopo aver comperato un bel paio di ballerine di Porselli (proprio accanto alla  Scala c’è un negozietto piccolo così con quelle scarpette da fata che mi innamorano da sempre…), me ne sono andata alla Pinacoteca di Brera ad ammirare, e lo scrivo ad alta voce, il mio adorato Piero della Francesca nella magnifica, stupenda, ineguagliabile Pala Montefeltro che io amo chiamar la mia Madonnina dell’ovo (che è perfezione dell’universo tutto quanto).
Ebbene nella sala tal dei tali, con tutto che accanto alla mia Madonnina c’è “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello (altro capolavoro, con quel paggio che, non so dir perché, si china, vezzoso, a spaccare col ginocchio un ramoscello…), eravamo sì e no in quattro, come si suol dire, quattro gatti. Invece poi, al Louvre, a veder la Monnalisa (che detto tra di noi per me è solo un bel ritratto e niente più), non si poteva quasi entrare da quanta gente c’era, un gregge addormentato coi piedi doloranti dal gran girovagare nell'immensità dell'ex palazzo di Luigi e Maria Antonietta. E allora, mi dico, il mondo è proprio all’incontrario se preferisce alla Madonna di Piero la Monnalisa di Leonardo! E sospiro… Ma poi, al ricordo della mia Madonnina bella, tutta quanta composta e in preghiera, rido tra me nella perfezione del suo incarnato rosa, nel ramoscello di corallo (simbolo di sacrificio) che pende dal collo del Bambino, nell’ovo sospeso, nell’abbraccio dell’eterna conchiglia e, in privilegio di grazia divina, volto il pensiero mio in farfalla  rosa e, poco male, via col vento…