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giovedì 24 settembre 2015

MISS ITALIA NEL RINASCIMENTO

           
Questa signorina Italia, alta slanciata e con la palla da basket a rotolarle intorno come fosse un alieno d’aranciata buccia mi lascia freddina e non perché l’Alice, beata giovinezza, ha detto qualche paroletta di troppo facendo parlar di sé sulle tv e sulla rete (ché altrimenti pochi si sarebbero accorti di lei con tutto quel che accade nel nostro povero Paese), ma per via, e so di andar controcorrente, per via, dicevo, di quei suoi capelli mozzi, con il ciuffo alla garcon che dovrebbero essere tutti quanti moderni e vispi e allegri e a me, non so perché, danno uggia solo a guardarli e un poco di tristezza.
E mentre me ne sto sull’autobus 75 per arrivare lassù a San Pancrazio e al Teresianum per certe segrete faccende che tengo legate strette, d’un tratto, non so da che cosa ispirata, ricordo. Ricordo che, a non so che punto del mio corso universitario e quando a Roma regnava ancora Nerone, dovetti seguire un seminario di filologia ibeoromanza. Che c’entra con Miss Italia, direte voi. C’entra, c’entra. Perché nei villancicos (i quali sono componimenti quattrocenteschi e tanto cortesi perché parlano appunto di amor cortese) che studiavamo nei pigri pomeriggi invernali, le ragazze giovani e belle e da marito (o da fidanzato) portavano sempre i capelli lunghi sulle spalle e senza i capelli di serpente, liberi e selvaggi come quelli di Medusa (prima che fossero fatti serpe) non c’erano né amore, né bellezza e neanche miss Italia…