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venerdì 2 giugno 2017

Concerti casalinghi

Una modella davvero deliziosa per la bennibag con le margherite: vi presento la bella e dolcissima Cecilia!
Il mio caro, carissimo amico, Professor Zempft, musicologo e melomane, avrebbe tanto e tanto da scrivere essendo andato, negli ultimi tempi, molto e parecchio in giro per concerti romani, ma per ragioni tutte sue, che sono misteriose come la sua lingua tedesca, non mi manda neppure un rigo e io me ne rimango a bocca asciutta ad aspettare che al prossimo concerto sia ispirato, chissà, e mandi le sue eleganti righe che danno valore al mio piccolo angolino sul web.
Mi consolo ascoltando un bel disco che mi ha regalato e che mette in musica i gorgheggi e le cantate delle fanciulle veneziane del prete rosso, ovvero le orfanelle di Antonio Vivaldi. Che voci, che melodie di paradiso! E si capisce perché, ai tempi loro, erano famose come e di più delle rockstar di oggi che io neppure conosco né mi viene voglia di farlo. Eppure, eppure, più belli ancora dei concerti veneziani di Vivaldi io ho il privilegio di ascoltare due volte al dì, ossia alle quattro di mattina e poi verso le sei di sera quando il giorno stanco si prepara il giaciglio per andare, travestendosi d’ombre, a dormire, un concerto tutto quanto speciale e che gli uomini, per quanto si sforzino, non sapranno mai imitare per quanto si chiamino Mozart o Beethoven... E’ il concerto degli uccelletti, passeri e fringuelli, che abitano, pur invisibili, il cortile interno del palazzo dove vivo.
I trilli rispondono ai cinguettii, ora di qua si chiamano ora di là si rispondono, in allegri duetti e poi nel silenzio rotto appena da qualche nota magica: doremi, doremi, in scala maggiore e minore, in salite e rapide discse come di ruscelletti d'acqua. Zampilli e spirali di allegria in musica preziosa. Cantano il giorno, al risveglio, e alla sera, quando anche io conto i minuti per spegnere la luce. Cantano e a me sembra, ma so che è un’illusione, che ripetano il mio nome “Ester! Ester!”, chiamandomi nel mondo loro dove io vivo per privilegio di grazia divina. Cantano e io, nel mio cuore, canto con loro nella gioia sempre rinata del creato che in loro vive.


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