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mercoledì 7 giugno 2017

Vento di Sardegna

Gatto combattente a Cala Girgolu
Dalla Germania e da altri posti ancora, ecco, per motivi che sono, diciamo così, condominiali,  una pioggia a incrocio di mail in cui si chiedeva pulizia e decoro per la bella spiaggia di Cala Girgolu, anello d’oro della baia dove tante belle ville bianche e gialle, come altrettante gallinelle alla cova, si godono, tra le bouganville i plumbago, profumato di mirto e di corbezzolo, il venticello di ponente e il bel sole sardo acceso. Si chiedeva pulizia e decoro e ben vengano tutti  e due in questo mondo a gambe all’aria che pare rovesciato nei valori e nella quotidianità! Nel silenzio, va da sé, mi aggiungo al coro, ma senza scrivere punto ché la scrittura mia la conservo e la risparmio per dire due parole d’amore proprio per l’incanto perfetto di quei luoghi baciati dal divino dove io, per grazia e per la carezza della sorte, sono arrivata ancora bambina. E dove ancora adesso vivo, nel respiro del mistero.
Ricordo, ricordo come fosse appena ieri che al risveglio, infantile, in quella protostoria ancora tutta da scrivere del destino mio, nel bel pigiama bianco, ereditato dai fratelli, uscivo sulla veranda ad aspettare che il disco solare sbucasse in allegria dall’alto dell’aldia bianca che si ritagliava un posto sull’altro lato dell’anello. Ricordo, ricordo come fosse ieri che all’apparire del sole, tutto s’accendeva e anche il mio cuore. Ricordo, ricordo che gli occhi miei passavano dal cielo al mare che, toccato dai raggi, si colorava come d’argento e seguivo, con lo sguardo serio dell’infanzia, il vento che soffiava ora di qui e ora di lì per decidere la sorte della giornata. Se era ponente (o almeno così lo chiamavo io), il cielo spazzava via le nubi e impossibile era rimanere in spiaggia per la sferza della sabbia che colpiva gambe e anima e cuore. Se era levante, sfilacciate le nubi popolavano l’orizzonte e da mano manca, dalla terra arsa, potevano anche arrivare i cumuli e la pioggia. Ricordo, ricordo che bambina mi sentivo tutt’uno con quel cambio d’umore del giorno. E anche io vivevo nel vento, che mi chiama, le mie fole

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